Non mi piaceva stare in natura. Poi sono arrivati gli scout
Intro
Mi ricordo ancora le mie prime esperienze scout: ero in terza elementare e i miei mi avevano iscritto nel gruppo lupetti del mio paese. Della mia età eravamo in molti in quell’anno ad aver cominciato. Da allora è iniziato un percorso di circa 11 anni, che mi ha portato a coltivare amicizie e collezionare esperienze.
Ricordo ancora il mio primo campo: il forte temporale della prima notte, la paura di essere isolata e distante da casa, nonostante dormissimo all’interno di un edificio e non in tenda. Dopo quella settimana non volevo più andare agli scout, ma i miei genitori hanno insistito e da lì è cominciata una bellissima esperienza.
La natura che non capivo
Credo di essere stata una bambina paurosa di base. Avevo molta paura del buio e dormivo sempre con una piccola luce accesa vicino: l’idea dell’oscurità, di non vedere, mi faceva timore. Credo che un po’ fosse stato così anche con la natura.
Non la conoscevo. Non sapevo com’erano fatti i boschi, quali sentieri si potevano percorrere a piedi, quali piccoli animali la popolavano. Avevo sempre quella sensazione di isolamento dal mondo, dalla civiltà. Eppure oggi è esattamente il contrari
Gli scout: imparare a starci dentro
Gli scout mi hanno insegnato a conoscere la natura, a studiare gli alberi, a leggere le orme lasciate dal passaggio degli animali, a orientarmi con una mappa. Ma soprattutto mi hanno insegnato che dopo la salita, alla fine, una cima c’è sempre. E che bello, che soddisfazione arrivarci con i propri scarponi.
Ho conosciuto persone che ancora oggi, a distanza di vent’anni, sono le migliori amicizie che io abbia mai avuto. Ho conosciuto amori, posti nuovi, esperienze che porto con me. Ho imparato a costruirmi un riparo, un posto dove cucinare, dove stare la sera in compagnia del gruppo, del fuoco e di una chitarra. Ho imparato a convivere con il buio, con i rumori, con gli animali che di notte si svegliano.
Oggi la cerco io
Se penso a quelle sensazioni di isolamento e paura nei confronti della natura, oggi mi sembrano lontanissime. Sono consapevole dei rischi e dei miei limiti, ma stare a contatto con la natura (che sia in montagna o in pianura) è diventato qualcosa di necessario per me.
Correre o camminare all’aperto è un momento di rigenerazione, un modo per alimentare la curiosità verso il mondo degli animali e delle piante. Mi piace misurare quanta strada riesco a fare su due piedi, quanta salita riesco a percorrere prima di gustare la soddisfazione di aver conquistato una cima. E il gusto che ha il panino dopo la fatica è qualcosa di unico.
Conclusione
Gli scout sono stati la mia prima scuola di natura — mi hanno dato gli strumenti per conoscerla e, piano piano, per non temerla. Quello che ho imparato allora è ancora con me oggi, ogni volta che esco a camminare o a correre.
La natura è diventata una parte importante della mia quotidianità. Non sempre in modo spettacolare: a volte basta un’ora fuori, un sentiero, un po’ di silenzio. Mi basta quello.