Costantemente in fermento
Mi annoio spesso, mi fermo poco.
Mia mamma mi ha sempre detto che la noia l’ho conosciuta fin da piccola. Mi diceva che sbuffavo dicendo: “Mamma, mi annoio, cosa posso fare?”. Anche il sonno, per me, era tempo perso. Mi spiace per mia madre, che invece nel sonno trovava tutt’altro che tempo sprecato.
Sono nata d’estate, il 29 giugno, come Leopardi. Sarà un segno? Eppure, in lui mi ritrovo. Mi ritrovo nella Ginestra, che china il capo nell’ambiente ostile in cui si trova, ma senza spezzarsi.
Penso di essere così anche io, nella mia vita.
Sono sempre in cerca di qualcosa, mi sento insaziabile verso la vita. Vorrei la perfezione, pur consapevole che non posso ottenerla. Odio stare ferma, odio la ripetitività delle cose.
Ecco perché ho scelto il crossfit come sport.
Ecco perché ho scelto la fermentazione.
…No, aspetta un attimo: la fermentazione?
Quel processo di conservazione degli alimenti in cui il cibo deve rimanere a riposo per giorni o mesi?
Devo ammettere che mi ha stupito quando ho cominciato. Un processo così lento, che non sai come andrà a finire, né cosa otterrai. Se tutti quei giorni di attesa ne saranno valsi la pena, o se si dovrà buttare tutto.
Mi ha anche insegnato che le cose non sono tutte uguali. Che un kombucha è diverso da quello dopo. Che può essere frizzante o meno frizzante della volta prima.
Il mio primo incontro con la fermentazione
Tutto è cominciato quando una mia collega mi ha regalato uno Scoby (Symbiotic Culture Of Bacteria and Yeast) per realizzare il kombucha a casa.
Era un periodo strano: sentimentalmente, la mia storia di più di sette anni non andava più bene come prima, e avevo cominciato da poco a lavorare nell’azienda dove sono ora (e che da tempo desideravo).
Eppure, mi ci sono messa. Senza troppa fatica, senza troppe aspettative.
Oggi, il mio Scoby ha compiuto un anno, a gennaio. Ha prodotto tanti kombucha — alcuni più riusciti, altri meno — e mi ha permesso di condividere questa “pozione” con tanti amici.
Cosa mi ha insegnato la fermentazione
La fermentazione mi sta insegnando la lentezza, la fiducia nel processo, l’arte di non controllare tutto ma di lasciare andare.
Di lasciare che le cose vadano, che accadano quando devono accadere.
Di attendere il momento della scoperta.
E se non è andata bene, riprovare ancora.
Dopotutto, la fermentazione non è solo una tecnica di conservazione per me.
Non è solo un modo diverso di cucinare.
È diventata un modo di essere: un fermento continuo, dentro la mia vita.
Ed è da lì che nasce questo blog.
Per far fermentare anche le mie idee — e speriamo ne esca qualcosa di buono.
(E se no… si rifà!)